Accelerare la crescita delle startup e la competitività dell’Italia come obiettivo del nuovo ecosistema dell’innovazione

Posted on Nov 29 2016 - 5:34pm by Redazione

Per la prima volta insieme, le associazioni che rappresentano le differenti anime della filiera del sostegno e del finanziamento alle startup finalmente propongono un’azione di sistema.

Sono sette le associazioni della filiera (AIFI, APSTI, Endeavor, IBAN, Italia Startup, PNICube, Roma Startup) che si presentano con un manifesto contenente proposte di intervento per il completamento e miglioramento della normativa Startup.

Le 7 associazioni si sono coordinate con l’obiettivo di proporre un piano unitario con proposte concrete che possono far realizzare al nostro paese un ulteriore balzo in avanti nell’adozione di strumenti utili a favorire l’innovazione e la capacità di attrarre talenti e capitali per recuperare il gap nello sviluppo d’imprese, nella creazione di posti di lavoro qualificati e nella creazione di valore diffuso.

Dopo il decreto Crescita 2.0 del 2012, che ha avuto il pregio di rendere il mercato e gli operatori sensibili verso i temi dell’innovazione, del trasferimento tecnologico e degli investimenti in startup innovative, le firmatarie del documento ritengono che sia giunto il momento di affrontare la “manutenzione evolutiva” di questi interventi. Il manifesto contiene indicazioni puntuali per consolidare le iniziative legislative già in essere, in coerenza con alcuni provvedimenti contenuti nel Piano Industria 4.0, in parte avviati con la legge di Stabilità, e portare l’Italia a misurarsi in modo concorrenziale con le economie nazionali ad essa più similari.

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Le aree nel quale si concretizzano le differenti proposte sono le seguenti: talenti, capitali, semplificazioni ed exit.

L’area “talenti” si rivolge al perfezionamento del sistema dei visti e agli interventi che facilitano la contaminazione tra mondo della ricerca ed esperienza nella creazione di impresa come, ad esempio, la tutela del posto di lavoro per i ricercatori che decidono di avviare una startup.

L’area “capitali” riguarda il potenziamento degli incentivi fiscali esistenti, in termini di incisività e di durata, così da moltiplicare in modo sensibile le fonti di capitale di rischio a favore delle neo imprese, nonché la richiesta di maggiore flessibilità del contesto regolamentare, soprattutto per gli schemi di investimento che si rivolgono ai progetti in fase preseed e seed, oggi sottoposti a rigidità normative che li rendono non sostenibili.

L’area “semplificazione” identifica la necessità di portare a zero gli oneri in fase di “tentativo di impresa”, per esempio strutturando un regime alternativo che – al di sotto di una soglia di fatturato annuo o patrimonializzazione – esenti da adempimenti invece necessari quando si passa ad una fase di vita meno precaria dell’impresa. Per quanto attiene la realtà degli incubatori di impresa, molto varia e diversificata, si propone sia di segmentarne le tipologie che di individuare delle best practice, che dovrebbero essere riconosciute a livello nazionale, per rilanciare questi soggetti come strumenti di sviluppo economico.

L’area “exit” si focalizza su un incentivo fiscale utile a innescare circoli virtuosi di crescita, rendendo le startup appetibili per ulteriori round di finanziamento o per acquisizione da parte di grandi aziende. Questo approccio consente anche di mantenere in Italia le tecnologie e le menti imprenditoriali che oggi tendono a trasferirsi.

La sinergia e il lavoro congiunto di queste sette realtà centrali della filiera dell’innovazione potrà giocare un importante ruolo strategico nel rafforzare la competitività italiana su questo territorio. Adesso cediamogli la palla e restiamo in attesa che il confronto richiesto sia con le istituzioni sia con il mercato porti i frutti sperati.