Come la tecnologia ha cambiato il modo di monitorare i pazienti

Posted on Nov 13 2018 - 1:10pm by Redazione

 

Come la tecnologia ha cambiato il modo di monitorare i pazienti

L’ossimetria ha rivoluzionato la capacità di monitorare l’ossigeno nel sangue del paziente, in modo continuo, accurato e non invasivo. Molti studi però, hanno dimostrato che molti utenti non conoscono i principi di base del suo meccanismo di funzionamento. Sapere come funziona un saturimetro è importante, perché fornisce una base per comprenderne i suoi limiti e riconoscerne le letture errate.

In questo articolo, scopriremo come i saturimetri siano in grado di distinguere l’emoglobina ossigenata dall’emoglobina deossigenata e come sono in grado di riconoscere la saturazione di ossigeno solo dal compartimento arterioso del sangue.

Principio di funzionamento base del pulsossimetro

Il pulsossimetro ha rivoluzionato la medicina moderna. Questo apparecchio infatti, è in grado di monitorare in modo continuo e transcutaneo la saturazione dell’ossigeno dell’emoglobina nel sangue arterioso (SaO2). L’ossimetria è così diffusa, che è spesso considerata come un quinto segno vitale. È importante capire come funziona questa tecnologia e comprenderne i suoi limiti, perché letture errate possono portare a test inutili. I falsi allarmi possono anche minare la sicurezza del paziente.

Per riconoscere le impostazioni in cui le letture del saturimetro della saturazione dell’ossigeno (SpO2) possono portare a false stime della vera SaO2, è necessario comprendere i due principi fondamentali della pulsossimetria:

  • come l’ossiemoglobina (O2Hb) si distingue dalla deossiemoglobina (HHb);
  • come la SpO2 viene calcolata solo dal compartimento arterioso del sangue.

La pulsossimetria si basa sul principio che O2Hb e HHb assorbono in modo diverso la luce rossa e quella del vicino all’infrarosso (IR). Questo perché queste due lunghezze d’onda penetrano bene nei tessuti, mentre la luce blu, verde, gialla e lontano dalla IR, sono assorbite dai tessuti non vascolari e dall’acqua. O2Hb assorbe quantità maggiori di luce IR e quantità inferiori di luce rossa rispetto a HHb; per questo motivo, il sangue ben ossigenato con le sue più alte concentrazioni di O2Hb appare rosso vivo all’occhio umano, perché disperde più luce rossa rispetto al HHb. L’HHb, invece, assorbe più luce rossa e per questo appare meno “rosso”.

Sfruttando questa differenza nelle proprietà di assorbimento della luce tra O2Hb e HHb, i saturimetri emettono una luce di due lunghezze d’onda differenti, rossa a 660 nm e quasi IR a 940 nm da una coppia di piccoli diodi situati in un braccio della sonda a dito.

La luce che viene trasmessa attraverso il dito, viene poi rilevata da un fotodiodo sulla parte opposta della sonda; cioè, la quantità relativa di luce rossa e IR assorbita viene usata dal pulsossimetro per determinare in ultima analisi la proporzione di Hb legata all’ossigeno.

La capacità della pulsossimetria di rilevare la SpO2 del sangue arterioso, si basa sul principio che la quantità di luce rossa e IR assorbita fluttua con il ciclo cardiaco, poiché il volume del sangue arterioso aumenta durante la sistole e diminuisce durante la diastole; al contrario, il volume del sangue nelle vene e nei capillari, nonché i volumi di pelle, grasso, ossa, ecc. rimangono relativamente costanti.

Una parte della luce che passa attraverso i tessuti senza essere assorbita colpisce il fotorivelatore della sonda e, di conseguenza, crea segnali con un componente a “corrente continua” (CC) relativamente stabile e non-pulsante come un componente a “corrente alternata” (CA).

Il motivo per cui il pulsossimetro traccia le tue attività attraverso dito, naso, lobo dell’orecchio e fronte, è che la pelle in queste aree ha una densità vascolare molto più alta rispetto, per esempio, alla pelle della parete toracica. Le sonde a clip riutilizzabili (per dito, naso, orecchio) e le sonde adesive mono-paziente (per dito, fronte), sono i due principali tipi di sonde per pulsossimetro.

Quali sono in vantaggi legati a queste due tipologie di sonde:

  • I vantaggi delle sonde con clip riutilizzabili, sono la rapidità con cui possono essere impiegate, la facilità con cui i diversi siti corporei possono essere
    campionati in caso di onde a bassa ampiezza e il rapporto costo-efficacia in ambienti ambulatoriali, dove più pazienti possono essere monitorati in maniera sequenziale, con una sola sonda, perché è richiesta solo una singola lettura di SpO2.
  • I vantaggi delle sonde adesive mono-paziente, sono potenzialmente meno soggette alla trasmissione di infezioni nosocomiali, dispongono di un posizionamento più sicuro in caso di movimenti eccessivi del paziente e la possibilità di monitorare siti diversi dalle regioni del corpo, poiché queste aree sono più vulnerabili alla vasocostrizione.

Pertanto, per il monitoraggio continuo della SpO2, un particolare tipo di sonda può essere più appropriato di altri a seconda delle circostanze cliniche; cioè, alcuni “tentativi ed errori” potrebbero essere necessari per trovare la sonda ottimale. Ad esempio, nei pazienti ipotensivi, vasocostrittori, le sonde per l’orecchio e per la fronte, possono essere più affidabili in quanto queste aree hanno una minore probabilità di vasocostrittore rispetto alle dita in risposta alle catecolamine endogene ed esogene. In ipotermia, dove c’è una vasocostrizione secondaria, la sonda per la fronte, ha dimostrato di essere più affidabile della sonda a dito.

Segnale intermittente o incapacità di leggere la SpO2

È risaputo che un’onda tenue e/o incoerente generata dai saturimetri e visualizzata sui monitor delle unità di terapia intensiva, è un’indicazione che la lettura della SpO2 è inaffidabile o potrebbe diventare tale, cioè aumenti di falsi cambiamenti di SpO2 transienti. L’ampiezza di tale forma d’onda del pulsossimetro riflette la quantità di modulazione della luce indotta dal cuore, come notato dall’insorgere quasi simultaneo del complesso QRS sull’elettrocardiogramma con l’inizio della deflessione positiva del tracciamento dell’ossimetria del polso.

Sebbene i saturimetri portatili non abbiano tipicamente tracciati di questo tipo, spesso hanno una barra del segnale a impulsi che mostra il livello di variazione dell’assorbimento della luce (e quindi della forza dell’impulso) per indicare la possibilità di una lettura non ottimale.

Il monitoraggio delle onde ossimetriche a bassa ampiezza può essere dovuto alla scarsa perfusione delle dita causata da vasocostrizione e/o ipotensione da una serie di cause tra cui shock distributivo o ipovolemico, ipotermia, uso di agenti vasocostrittori e scarsa gittata cardiaca a causa di insufficienza della pompa o aritmia. La compressione arteriosa o il blocco arterioso prossimale al posizionamento della sonda può anche comportare scarti tracciati delle onde ossimetriche.