Come si evolve il Web

Posted on Apr 24 2010 - 5:29pm by Massimo Giordani

L’alba degli “anni 10” porta con se i germi di un’economia diversa. Dopo la crescita esponenziale dell’economia digitale, in tutte le sue forme (e i disastri economici della fine degli “anni zero”) appare evidente che molti paradigmi su cui si fondava il modello socio-economico precedente non hanno più ragion d’essere.

In primo luogo, vale la pena di sottolineare alcuni concetti-chiave che differenziano il mondo digitale da quello “atomico”. Nella tabella seguente ne sono riportati tre di primaria rilevanza.

Mondo fisico (atomi) Mondo digitale (bit)
Il valore di un bene è determinato: dalla sua scarsità (materie prime) dalla sua abbondanza (informazioni)
La collocazione fisica di un bene è: determinante (il trasporto rappresenta un vincolo forte) irrilevante (basta una connessione Internet)
Il costo di duplicazione di un bene è: se si tratta di una materia prima non si può duplicarese si tratta di un prodotto industriale il costo di duplicazione decresce con la quantità ma non può scendere sotto il costo della somma delle singole componenti prossimo allo zero

La storia dell’uomo, sempre caratterizzata da un concetto di “economia della scarsità”, si è trovata nell’era digitale a veder mutare i fondamenti stessi del suo modo di concepire il valore. Gli stessi social network hanno dimostrato di poter creare valore dalla semplice condivisione di informazioni. Concetti come “advocacy”, “meetup”, “conversation”, oggi sono riconosciuti come strutture portanti di modelli capace di raccogliere centinaia di milioni di persone (vedi facebook) e di dollari!

A titolo di esempio, si può citare il “modello Apple” che esprime bene cosa sia possibile fare quando si toccano le leve giuste della sfera digitale. L’immagine qui riportata riassume bene cosa sia diventata, alla fine del 2009, l’economia dell’Apple Store: 133.979 applicazioni realizzate da 28.000 sviluppatori accreditati hanno prodotto nel solo mese di dicembre 250.000.000 $ di cui il 70% è andato agli sviluppatori stesssi e il 30% alla Apple.

Questo è il risultato della sinergia creatasi fra un dispositivo fisico (l’iPhone con il suo cugino iPod Touch), una piattaforma on-line pienamente integrata con la rete (l’Apple Store) e la collaborazione di decine di migliaia di sviluppatori che, per la prima volta, hanno trovato a loro disposizione un negozio capace di promuoverli e di dargli visibilità su scala planetaria chiedendo in cambio una percentuale ragionevole dei guadagni (ma anche nulla se le applicazioni sono offerte gratuitamente).

Non va dimenticato che, prima delle applicazioni per iPhone, era stato il mondo della musica che aveva vissuto la trasformazione digitale spostando milioni di persone dal compact disc al file downloadabile a pagamento.

webOggi, un fenomeno analogo è probabile che accada per il settore dell’editoria. Già Amazon ha dimostrato che è possibile vendere più ebook che libri cartacei e ora, probabilmente, l’iPad convincerà anche i più scettici della comodità di poter avere sempre con se i libri preferiti unitamente a una connessione Web, applicazioni di ogni genere sparse nell’“information cloud” e, in estrema sintesi, una porta aperta sul mondo digitale.

Le modalità di fruizione del Web cambiano non solo con l’evolversi della componente software ma, anche, grazie all’introduzione di dispositivi che favoriscono la sperimentazione di forme diverse di “relazione” con il mondo digitale. Così è stato con la diffusione dei computer portatili che ha consentito realmente di lavorare ovunque (cosa che dal punto di vista della qualità della vita può dare adito a molte osservazioni…). Cellulari, lettori mp3, smart phone e, oggi, iPad, hanno aperto nuovi orizzonti, anche di business, trasformando l’esperienza digitale in qualcosa di assolutamente pervasivo e difficilmente scindibile dalle altre esperienze quotidiane.

In questo senso, come già più volte è stato scritto in questa rubrica, il mondo atomico e il mondo digitale si sono “fusi” originando comportamenti nuovi di cui le numerose applicazioni del Web 2.0 sono una valida dimostrazione.

Se la blogosfera non è più il fenomeno del momento, ormai ampiamente consolidato e, per certi versi, superato, vi sono nuove esperienze di condivisione digitale, come il microblogging (di cui Twitter è la punta di diamante) che, invece, si stanno prepotentemente affermando.

Brevi post (“twetts”, cinguettii) di 140 caratteri per esprimere concetti e fornire link di approfondimento sul mondo intero (con tanto di fotografie o video allegati). Questa forma di Web 2.0 non avrebbe avuto il successo che sta avendo senza i dispositivi mobili always on.

Il Web è un “animale” che assume comportamenti molto rapidi e decisamente multiformi, da osservare, provare, capire. Il lato più interessante di questa evoluzione è che tutti noi possiamo esserne artefici portando “microcontributi” importanti.