|
|
15/11/2000
Alla ricerca del target perduto
 I rossi cercano i verdi, i gialli si aggirano incuriositi e un po’ spaesati, a caccia di notizie. I badge colorati che contraddistinguono i partecipanti ai meeting First Tuesday sono lo strumento nuovo per favorire gli scambi tra coloro che operano nel settore Internet. Gli incontri sono nati nel 1998 a Londra e da circa un anno vengono organizzati anche in Italia (http://www.ftitaly.it) , a Roma, Milano e Torino.First Tuesday si configura come un global meeting place nonché come market place specifico per start-up, promuovendo gli scambi tra venture capitalist, professionisti, imprenditori e start up con idee innovative nel campo di Internet.Il 14 novembre 2000 l’incontro organizzato a Torino ha avuto per tema “Advertising on line: è arrivato il momento della microtargettizzazione? Realtà a confronto”. Un tema di attualità e un panel di grande richiamo: Giacomo Boggetto di Testaweb, Sandra Grifoni di BGS, Giacomo Ovidi di Ciaoweb e Nicola Silvestri di Active Advertising. L’incontro è stato preceduto da una presentazione di Matteo Facoetti di Aifi, Associazione Italiana Investitori Istituzionali nel Capitale di Rischio (http://www.aifi.it), sulle attuali situazioni del mercato italiano del Venture Capital e Private Equità.Dalle relazioni dei partecipanti, moderati con simpatica abilità da Domenico Siniscalco, è emerso un quadro piuttosto articolato del settore pubblicitario in rete.Opinione comune di tutti i relatori è che Internet sia già fortemente targettizzato: i circa 6 milioni di persone che in Italia utilizzano abitualmente la rete hanno caratteristiche ben definite e usano un linguaggio diverso, per esempio, dai fruitori di TV. Una microtargettizzazione, secondo Giacomo Ovidi, direttore Marketing e Vendite di Ciaoweb (http://www.ciaoweb.it ), non ha ancora ragione di essere proprio perché non esiste ancora una dispersione del messaggio come sugli altri media.Giacomo Boggetto, presidente di Testaweb, (http://www.testaweb.it), ha posto in evidenza come la pubblicità in Internet sia un compendio di tutti gli altri media: è un po’ emotiva come la Tv, un po’ didascalica come la carta stampata, un po’ intrusiva come la radio. Ma ha anche posto in evidenza come Internet si stia costruendo una identità e come sia necessaria una buona dosa di creatività per poter sfruttare appieno le potenzialità evolutive del mezzo. In rete non esistono schemi fissi, come il tempo di uno spot o il formato della carta stampata, e questo consente alla pubblicità una grande liberta di scelta, che dovrà essere messa a frutto. Internet consente, più di ogni altro medium, di essere spettatori, ma anche attori nello stesso istante. Il futuro è rappresentato da una sinergia con gli altri media o dalla convergenza tra modi di operare tra piattaforme diverse. Gli spot interattivi che si stanno diffondendo negli Usa sono un primo esempio di questa evoluzione.Diverso l’atteggiamento di Sandra Grifoni, di BGS, che, nell’ambito delle strategie di prodotto e branding, tratta il medium Internet alla stregua di tutti gli altri, focalizzando l’attenzione solo sul prodotto e sul branding: per BGS, in altre parole, Internet è un medium in più su cui investire in creatività per offrire pubblicità, ma che semplicemente si aggiunge a quelli già consolidati per raggiungere una ulteriore nicchia di consumatori.Opinione decisamente contraria a quella di Nicola Silvestri, direttore Marketing di Active Advertising (http://www.activeadv.com, concessionaria per la vendita di spazi pubblicitari esclusivamente su Internet). Silvestri ritiene che sia giunto il momento di pensare il web senza vederlo come il paradiso dei media, ma nemmeno come una piccola nicchia di mercato. Il segreto per raggiungere più utenti è quello di sfruttare la “noia” che altri mezzi provocano nel consumatore. Questo si può ottenere divertendo il destinatario del messaggio, necessità posta in evidenza anche da Giacomo Boggetto nel suo intervento. Silvestri ha spiegato come Internet sia anche l’unico medium in cui un brand si costruisce e si afferma senza pubblicità off-line. È il caso di Amazon (http://www.amazon.com )Sollecitato dal pubblico sulle relazioni tra privacy e profilazione automatica (la capacità per le aziende di “andarsi a cercare” il target) ancora Silvestri ha ribadito che la pubblicità non può basarsi sull’intrusione e che oggi la migliore strategia è ancora quella di posizionare i banner nelle pagine dei siti dove le persone interessate all’argomento possono vederli: in altre parole far vedere la pubblicità a chi vuole vedere la pubblicità.Per i prossimi incontri First Tuesday consultare http://www.ftitaly.it.

|
| Ada Guglielmino Direttore Responsabile |
Da questo autore
|
|
|
| Apple, Mac, iPhone, iPod, MacBook, Google, Microsoft, Ecosistema, Time&Mind, web 2.0, staminali, network, wireless, wifi, community, iHair, Fotografia |
|