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06/12/2000
Incubatori: atto secondo
 Nel marzo 2000 il Nasdaq prende quella che nel gergo da bar si chiamerebbe una sonora “scoppola”: il listino tecnologico lancia un segnale d’allarme con una perdita così consistente da cambiare gli orientamenti del mercato, dopo la grande euforia del 1999. Ha inizio il secondo atto nella vita degli incubatori. Un tema importante quello della serata First Tuesday del 4 dicembre a Torino, che verrà ripreso anche a Roma e Milano, e un ghiotto desk di interventi per tutti coloro che vogliono saperne di più. Che cosa è cambiato otto mesi fa? Ci si è accorti che il business è business, che le idee devono produrre guadagno, che bisogna stare con i piedi per terra e in un business plan la voce “revenue” è la più importante. Questa è l’opinione comune espressa dai tre relatori: Gabriel Barouch, di Tocamak www.tocamak.it (intervista su TDBtv), Marco Cupidi di Cirlab www.cirlab.it e Domenico Siniscalco di We Cube. www.we-cube.com (intervista su TDBtv), moderati da Paolo Sommariva di First Tuesday. Gli incubatori in Italia sono 18, raggiungono il centinaio in Europa, e il futuro per tutti è segnato da due fattori rilevanti che hanno cambiato e stanno ancora cambiando le regole del gioco. Sono le tecnologie – Gabriel Barouch ha citato in particolare la banda larga, che cambierà pesantemente Internet - e il networking, la collaborazione sinergica tra tutti gli attori che devono lanciare attività agli albori. Gli incubatori lavorano essenzialmente su due fronti: da un lato gli start up, il far partire nuove attività sulla base di idee innovative, e dall’altro il carve out, cioè una vera e propria fertilizzazione con energie e idee “fresche” all’interno di gruppi industriali alla ricerca di nuove collocazioni sui mercati. Oggi l’approssimazione è stata messa al bando e gli incubatori diventano elemento di valore aggiunto anche per i venture capitalist, cui possono presentare progetti definiti e selezionati.I capitali si stanno spostando, gli imprenditori devono agire sempre più con concretezza e adottare modelli economici vincenti: new economy sì, ma laddove la parola magica è “margine di guadagno” torna a far capolino una very old economy, che non va dimenticata, quanto piuttosto coniugata con il nuovo.I link:http://www.tocamak.ithttp://www.cirlab.ithttp://www.we-cube.com

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| Ada Guglielmino Direttore Responsabile |
Da questo autore
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