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17/04/2002

Comunità virtuali: una definizione

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Diamo inizio ad una serie di articoli, pubblicati a cadenza settimanale, che analizzano l'utilizzo del modello delle comunità virtuali come punto di partenza per nuovi scenari nella comunicazione aziendale. Una delle caratteristiche di Internet ancora poco sfruttata dalle aziende è la possibilità di forme di interazione molti a molti, fatto che differenzia la rete dai media tradizionali in cui sono possibili solo scambi comunicativi del tipo uno a molti o uno a uno. Nel modello di comunicazione uno a molti il soggetto promotore trasmette il contenuto ai recettori attraverso un mezzo. A seconda del mezzo utilizzato la forma che assume la formula può essere statica (testo, immagini, grafici) e/o dinamica (audio, video). In questo modello non c'è alcuna interazione tra il promotore e la pluralità dei recettori. La comunicazione televisiva è un esempio di comunicazione uno a molti. Nel modello di comunicazione uno a uno il ricettore ha la possibilità di interagire con la fonte attraverso forme di feedback, l’esempio è la comunicazione telefonica. La comunicazione molti a molti permessa dalla rete si esplica nella possibilità di creare rapporti interattivi ed interagire con più persone contemporaneamente ricevendo da queste risposte e feedback. Non c’è un'unica fonte, né un unico ricevente ed è possibile creare interazione tra i partecipanti al processo comunicativo. Una delle principali manifestazioni delle capacità relazionali della rete legate alla possibilità di forme di comunicazione molti a molti sono le comunità virtuali, realtà presenti fin dalla nascita delle prime reti telematiche. Le aziende, nonostante le comunità in rete siano un fenomeno di una certa rilevanza, le hanno preso scarsamente in considerazione come strumenti per le loro azioni comunicative e promozionali, né come spazi in cui si costruisce un’immagine dell’azienda in modo indipendente dalle sue azioni in tal senso. Queste realtà possono, però, portare a delle modifiche nei rapporti tra l’azienda e i suoi pubblici di riferimento determinando uno spostamento di potere dalle mani dei produttori a quella dei consumatori, favorendo i rapporti e gli scambi tra aziende e facilitando il fluire della conoscenza sia internamente all’azienda sia esternamente ad essa. Possono inoltre essere un ottimo strumento di fidelizzazione e un modo per ottenere da che vi prende parte informazioni utili per l’attività dell’azienda. Le imprese dovrebbero poi rivolgere particolare attenzione alle comunità presenti in rete in quanto potrebbero configurarsi come intermediari in grado di orientare in modo nuovo l’incontro tra domanda e offerta. Le comunità virtuali, poi, possono esser ottimi strumenti non solo per la comunicazione con soli scopi commerciali, ma anche per la comunicazione organizzativa e interna all’azienda, favorendo la collaborazione interna all’azienda e la condivisione di conoscenze. Queste realtà possono essere di valido aiuto anche nei rapporti tra aziende diverse facilitando lo scambio di beni intagibili, come conoscenza ed esperienze. Dal momento della nascita delle comunità virtuali, che cominciarono a diffondersi intorno alla metà degli anni ottanta grazie allo sviluppo delle BBS (Bullettin Board System), numerosi studiosi si sono interessanti a questo fenomeno e hanno cercato di darne una definizione. Una delle principali è quella fornita da Howard Rheingold, giornalista e scrittore della Bay Area di S. Francisco che descrive nel suo libro “Comunità virtuali. Parlare, incontrarsi, vivere nel ciberspazio” la sua esperienza di appartenente a una di queste comunità. Per Rheingold le comunità virtuali sono “nuclei sociali che nascono nella rete quando alcune persone partecipano costantemente a dibattiti pubblici e intessono relazioni interpersonali nel Cyberspazio, inteso come spazio concettuale in cui le parole, le relazioni umane, i dati, la ricchezza e il potere vengono espressi servendosi della telematica.“ (Howard Rheingold, Comunità virtuali. Parlare incontrarsi, vivere nel ciberspazio, Sperling & Kupfer Editori, Milano,1994, p. 333) A questa definizione ne sono seguite molte altre da parte di studiosi appartenenti a diversi campi. In base a tali definizioni è possibile definire una comunità virtuale “un gruppo di persone legate da interessi comuni che costruiscono relazioni interpersonali in rete attraverso la comunicazione mediata dal computer.” Una comunità virtuale non ha confini temporali e spaziali. Esistono diversi tipi di comunità virtuali, classificabili in base alle esigenze dei membri che ne fanno parte e al target a cui si rivolgono. Anche la struttura e la base tecnologica su cui si appoggiano possono variare da comunità a comunità. La prossima settimana: Classificazione delle comunità virtuali e modalità di costruzione.
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