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14/04/2003
Dal Knowledge Management alla Knowledge Economy
 Si può dire che siamo entrati nella “Knowledge Economy”?
È questo uno dei temi dibattuti da operatori e studiosi del Knowledge Management al 7° Knowledge Forum organizzato recentemente a Milano da Jekpot.
Se si intende con questa espressione il porre attenzione da parte dell’azienda al processo di individuazione, cattura, classificazione, organizzazione, condivisione, analisi e riutilizzo della conoscenza prodotta, forse la risposta può essere affermativa. Se si intende invece l’aver messo sotto controllo il processo, l’utilizzo sistematico degli strumenti software, l’aver interiorizzato la cultura del Knowledge Management, il misurare la conoscenza aziendale e il suo sviluppo, inserendo tali misurazioni nel bilancio sociale dell’impresa, allora siamo forse solo all’inizio.
Si è capito sin dalle prime battute che la cultura del K.M. è ancora nella prima fase del suo ciclo di vita, che risponde ad esigenze molto sentite dalle organizzazioni, ma che non è ancora molto diffusa perché ancora poco conosciuta sotto l’aspetto delle soluzioni , degli ambiti di applicazione, delle sperimentazioni effettuate e dei benefici prodotti.
Certo è molto facile rendersi conto che le nostre organizzazioni ne avrebbero una grande necessità. Sappiamo tutti che si investono ingenti risorse in campagne pubblicitarie ad effetto, ma quando il potenziale cliente finalmente chiama, chi gli risponde a volte non ha le informazioni e la cultura per essere pienamente efficace ed instaurare una relazione produttiva. Ci siamo resi conto tutti che basta perdere un venditore per perdere insieme a lui anche la relazione che era stata instaurata con i clienti che egli seguiva.
Tutti sappiamo che spesso a livello di progettazione si riparte da zero solo perché non si conoscono o non si hanno disponibili le soluzioni già progettate ed esistenti in azienda. Tornano in mente le fatiche di Sisifo pensando alle grandi dispersioni e alle inefficienze che ancora caratterizzano le nostre organizzazioni.
Il tema è oltremodo stimolante sotto il profilo dell’utilità e delle potenzialità di sviluppo della competitività aziendale.
Sarebbe molto interessante esaminare da vicino qualche caso di successo, discutere con chi ha maturato esperienza nell’implementazione di qualche soluzione. In questo senso mette l’acquolina in bocca l’approccio proposto dalla HP e consistente nel realizzare subito una prima parte dell’intero progetto per dare al cliente una specie di assaggio, un primo riscontro concreto e misurabile dei vantaggi che potrà ottenere. In tal modo il cliente viene invogliato a proseguire e ad incrementare l’investimento.
Purtroppo non si è potuto scavare a fondo. Una sorta di riservatezza ha indotto gli operatori a tenersi abbottonati. Ma chi conosce le dinamiche del mercato sa che lo sviluppo non si ottiene mantenendo il segreto e che forse è meglio condividere la conoscenza acquisita e generarne di nuova per mantenere il primato.

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| Paolo Palumbo Collaboratore |
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