Le grandi aziende sembrano avere individuato nel web 2.0 un nuovo

strumento di promozione e comunicazione per il proprio business come dimostrato dal crescente numero di campagne di marketing che sfruttano i social network per comunicare con la clientela e diffondere il brand.
Ben diversamente invece si sta evolvendo
il rapporto tra queste nuove tecnologie e il mondo della scuola. Un’osservazione confermata dal tipo di attenzione che l’accoppiata scuola/internet per ora trova sui mass media: se ne sente parlare principalmente in occasione della pubblicazione di video su Youtube di episodi di bullismo e marachelle scolastiche più o meno gravi e non mancano accuse, da parte della classe insegnante, che giudicano negativo l’impatto che hanno google e wikipedia sul metodo di studio (troppi copia-incolla e troppo facile reperire temi già svolti e versioni di latino già tradotte).
E così per ora Youtube, blog e Myspace sono sovente additati come un strumento pericoloso nelle mani dei giovani, a cui in qualche modo si dovrà regolamentare e limitare l’accesso.
Le riflessioni su
come i social networks (youtube, flickr, delicious, blog, twitter etc…) possano essere utilizzati e inseriti nella didattica sono piuttosto rare o comunque non trovano molta accoglienza sui principali mezzi di informazione.
Sembrerebbe quasi che questi strumenti non abbiano nulla da offrire alla scuola per ora, eppure diverse importanti istituzioni culturali hanno già iniziato ad utilizzarli, e con buoni risultati.
L’università di
Berkeley, ad esempio, ha deciso di utilizzare YouTube per pubblicare online molte delle sue lezioni (all’indirizzo
it.youtube.com/ucberkeley), un’iniziativa che si traduce nella possibilità per chiunque di seguire, gratuitamente e da casa propria, i corsi di una delle università più importanti nel mondo.
Il MIT, l'Università più quotata al mondo (vanta la più alta concentrazione di premi Nobel, Lasker, Turing, Gairdner), invece cura il blog all’indirizzo
www.mitadmissions.org: si tratta del blog ufficiale che viene redatto dagli stessi studenti, che forniscono informazioni di prima mano sulle matricole che intendono accedere al prestigioso ateneo.
Non si tratta tuttavia di iniziative alla portata solo delle più prestigiose università al mondo,
perché realizzare un blog oppure un canale Youtube è completamente gratuito e anche piuttosto semplice (per realizzare un blog con la piattaforma
blogger bastano una decina di minuti e si può immediatamente iniziare a scrivere e pubblicare i propri post).
Allora perché non possiamo pensare ad una scuola che invita i ragazzi, dopo una gita d’istruzione, a raccogliere le foto scattate su un account
Flickr (la più frequentata piattaforma di photo-sharing al mondo) magari impegnando ogni studente a scrivere didascalie per i propri scatti? Oppure a una maestra elementare che per spiegare la geografia usa
Google Earth (tool di Google che consente di osservare il globo terrestre tramite foto satellitari)? O un account
Twitter, (un diffuso servizio di micro-blogging) curato dal corpo insegnante a cui i ragazzi possono abbonarsi e ricevere aggiornamenti su compiti e scadenze?
Le possibilità sono molteplici e i ragazzi frequentano il web, come testimonia l’alto numero di visitatori di
studenti.it (in cui si trovano appunti, riassunti e articoli attinenti al mondo dei ragazzi e degli studenti), quello che manca per ora sono le iniziative da parte della scuola e un approccio che invece di criminalizzare, proponga ai ragazzi un uso del web diverso, utile e formativo.
COMMENTI
Federica Villata
Certamente la situazione attuale si verifica perché la maggior parte degli insegnanti ha ancora troppo poco familiarità con questi strumenti ma è anche complice l' atteggiamento superficiale da parte dei mezzi d’informazione tradizionale (purtroppo anche i giornalisti sono ‘digital immigrants’…) che limita ancora di più, la possibilità che si generi un interesse a sfruttare i social networks nella didattica come pure in altri settori.
Grazie Liborio per i complimenti ma soprattutto complimenti a Lei e al prof Pauletto, che pur non essendo ‘digital natives’, utilizzate questi strumenti nel vostro lavoro e dimostrate che la possibilità di una scuola al passo coi tempi non è così remota e impraticabile.
Liborio
Quest'anno per la prima volta mi sto cimentando all'introduzione del web
2.0 agli studenti delle mie classi (triennio ITIS indirizzo Meccanico).
Da parte dei ragazzi ho riscontrato un interesse quasi spropositato,
però mi rendo conto che la scuola italiana è ancora indietro e fa poco
per mettersi a passo con i tempi.
Ottimo articolo, complimenti!
Prof Daniele Pauletto
Non sorprende quindi che gli esiti di un’altra ricerca “Gli studenti bocciano la scuola quasi la metà sono insoddisfatti”. Secondo uno studio da parte dello Iard, 3 ragazzi su 10 non sono contenti dei docenti, che non ascoltano le loro esigenze. Bocciato anche il degrado degli istituti.
Il 30% degli studenti si dichiarano insoddisfatti dei loro docenti, soprattutto per quanto riguarda la capacità di insegnare.
Lo studente di oggi ha la necessità di partecipare ad un processo di apprendimento basato sulla possibilità di combinare insieme diverse modalità di apprendimento.
Gli insegnanti hanno il compito di cambiare il proprio ruolo da di dispensatori di informazione a quello di generatori di conoscenza.( vedi sul tema NECC 2006 ).
Tale cambiamento, passaggio di ruolo crea una situazione di difficoltà e di crisi.
Serve un’evoluzione verso modalità digitali di pensiero più consona a quella delle nuove generazioni ( digital natives ).
E la sfida piú grande deriva proprio dal fatto che i docenti, prevalentemente digital immigrants, hanno necessitá di interagire con la digital generation “padrona” nel mondo delle nuove tecnologie.
Digital immigrants, sta ad indicare gruppi di età che non sono cresciuti con le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, il termine è stato coniato da Mark Prensky (vedi)
Sperimentare e innovare nuove forme dell’apprendimento, ecco la scomessa.
L’istruzione tradizionale ha conosciuto poche innovazioni dall’origine delle scuole e delle università ad oggi (R. Straub)
L'apprendimento può trarre giovamento dalla condivisione e dalla rielaborazione 'orizzontale' dei contenuti tipica delle nuove frontiere del web, il WEB 2.0.
Il centro della formazione deve essere il discente (student-centered learning ) e non il formatore/docente o tutor.
L'uso dei blog, wiki, videoblog,dei tag,dei feed RSS, di strumenti mash up, o tecnologie Ajax, Social Network, rappresentano i nuovi "libri",matite,penne,righelli,compassi, forbici e colla della NetScuola.
Le nuove conoscenze, il nuovo sapere viene posto in circolazione per essere a sua volta rielaborato da altri, in nuove forme di interazione in rete. E’ il passaggio dalle comunità di apprendimento on line ai gruppi orizzontali aperti, gruppi di collaborazione.
http://relazioninelweb.blogspot.com