Alexander Graham Bell nacque ad Edimburgo, il 3 marzo 1847, e da molti viene ancor oggi considerato l'inventore del telefono.

Tuttavia bisogna ricordare che nel giugno 2002 il parlamento statunitense approvò un documento che attribuiva ufficialmente a Antonio Meucci i meriti per la sua invenzione.
Meucci costruì il primo prototipo nel 1854, allo scopo di poter mettere in comunicazione il suo ufficio con la camera da letto dove la moglie era costretta da una grave malattia.
In pratica Meucci, che non aveva abbastanza soldi per brevettare il teletrofono (come lo aveva chiamato), riuscì nel 1871 ad ottenere solo un brevetto temporaneo che andava rinnovato di anno in anno al prezzo di 10 dollari. Riuscirà a rinnovarlo solo fino al 1873.
La partita si svolse allora tra Elisha Gray, inventore del telefono a induzione, e fondatore della Western Electric Manufacturing Company e Alexander Graham Bell.
Vinse infine Bell, che riuscì a brevettarlo, pare appena 2 ore prima di Gray, il 17 marzo 1876
[1]Dopo circa un secolo, e il lavoro di ricerca di
Basilio Catania, recepito dalla
Federazione Italiana di Elettrotecnica l'invenzione di Bell venne messa in discussione a livello internazionale e la vittoria "morale" restituita allo sfortunato Meucci: uno dei primi "
cervelli" che l'Italia non seppe valorizzare.
La storia - se pensiamo alla triste condizione in cui vivono ancora oggi i giovani ricercatori che scelgono di rimanere a lavorare in Italia [
leggete ad esempio sul Corriere] - non ha insegnato molto, almeno in questo caso!
Claudio Pasqua
NOTA
[1] Bell depositò il brevetto con il numero 174,465 per proteggere "il metodo e l'apparato per trasmettere la voce od altri suoni telegraficamente ... per mezzo di ondulazioni elettriche, simili, in forma, a quelle che accompagnano l'emissione della voce e dei suoni nell'aria"