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27/08/2009

WideNoise: il rumore è molto social

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"just read 115.8db of rock concert noise here: http://widenoise.com/ZZK1k22".
"just read 20.6db of feather noise here: http://widenoise.com/Ps8tmxa".

Se per qualcuno questi cinguettii (tweet per i Twitter aficionados) possono sembrare un tantino criptici, non lo sono per i possessori di iPhone e iPod Touch che, grazie a Widenoise sono in grado di monitorare il grado di inquinamento acustico circostante, segnalandolo su una mappa interattiva. Segni particolari: acquistabile a 1,99 US$ su AppStore e segnalazione sul blog del New York Times.

Per saperne di più, The Daily Bit ha chiesto lumi direttamente a Leandro Agrò, amministratore delegato di WideTag Inc, la startup che ha sviluppato questa curiosa (e utile) applicazione.

The Daily Bit: Partiamo dal successo di WideNoise: come spiegheresti a un bambino che cosa è e a cosa serve WideNoise ?
Leandro Agrò
: Un modo molto "interattivo" sarebbe quello di spronare il bambino a produrre un rumore battendo qualcosa o anche solo le sue mani, e poi provare a comprendere insieme quale rumore sia più forte. Solo dopo mostrerei "widenoise" come strumento per sapere qual'è il rumore più forte e - usando anche le categorie di rumorosità di widenoise - giocherei ancora provando a indovinare a cosa "assomigliano" i rumori che provocheremmo - insieme - il bambino e io.

TDB: Che cosa sono le categorie di WideNoise?
Leandro Agrò: Sono le aree il cui livello di rumorosità è comparabile a questi rumori: per esempio il lieve russare di un gatto (sleeping cat), il volume di una televisione (television noise area), quello di un auto o di un dragster, di un concerto rock o altro.

TDB: Curiosando sul sito di WideTag - l'azienda di cui sei cofondatore con Roberto Ostinelli e David Orban - che si occupa di "internet delle cose" si parla di applicazioni legate a temi ambientali (penso a Social Energy Meter). Quali sono e perché questa scelta?
Leandro Agrò: beh, noi ci occupiamo di "Massive Data Collection". Si tratta di scenari applicativi "dove tutto parla", città, territori, persone, sensori, etc. e poche applicazioni sono massive ed in tempo reale come quelle ambientali. 
D'altro canto oggi non c'è tecnologia che possa non tenere conto dei suoi impatti, come non c'è design che possa avere senso se non centrato sulla sua sostenibilità ambientale. 
E non serve essere un ambientalista per capire che oggi è più facile far parlare e commercializzare dei prodotti che siano in sintonia con un pianeta connesso e sostenibile.

TDB: E' vera l'impressione che ho avuto curiosando nel sito WideTag, che la ricerca e le applicazioni che sviluppate riportano l'uomo al centro della tecnologia e non, al contrario, come un accessorio della tecnologia fine a se stessa?
Leandro Agrò: Noi siamo una software company che si è scelta un compito davvero difficile, ma nonostante ci si occupi quotidianamente di protocolli, architetture e come tali spesso invisibili, restiamo una design driven company.

TDB: Spime, Internet delle cose, web 3.0: si può dire che comuni denominatori siano interazione e integrazione?
Leandro Agrò: interoperabilità innanzi tutto. Poi, secondo me, si tratterà soprattutto di dare una dimensione "social" - e qui intendo legata agli approcci dei network sociali - alle tecnologie che usiamo quotidianamente. Anche quelle hardware. Anche quelle tipicamente "trasparenti" da utilities. Proprio come nel caso di Social Energy Meter, per il quale c'è un bel video sul sito WideTag.

TDB: Uno sguardo al passato: sei stato tra i creatori di Idearium, una comunità che opera su Second Life. Che fine ha fatto Second Life? E' stata una bolla?
Leandro Agrò: Idearium è un grande cantiere per le idee che ha fornito opportunità a tantissime persone. Pur trattandosi di una iniziativa del tutto non profit, nel suo momento di maggiore espansione ha avuto attività sul web, in Second Life, attraverso i drinklink (meeting informali antesignani dei barcamp) con tutto poi che sfocia nella conferenza annuale Frontiers of Interaction. 
Adesso esistono i social network e ci sono i blog. Tutte cose che nel 2000 potevamo soltanto sognare. Così le altre attività di community interne a Idearium sono un pò finite nel back burner, mentre la conferenza annuale è letteralmente esplosa.

In merito a SL: Nessuna bolla. Lo dice uno che non ha mai "lavorato" in SL con la mira del guadagno, mentre ne ha sempre fatto una casa per imparare. 

Second Life è - ancora oggi - una incredibile palestra. Da poche tecnologie ho avuto modo di imparare così tanto in merito a noi umani, come con SL. Nel mio periodo di maggiore attività in SL, il mio lavoro erano gli assistenti virtuali. Vivere all'incrocio tra la strada dei mondi digitali visitati e vissuti da umani, con quella delle entità software con interfacce emotive - magari esperite da web e telefonino - è senz'altro stato un periodo fantastico. 
Non dimenticherò facilmente lo speech tenuto al BayCHI  in uno dei building di Yahoo! e la successiva pubblicazione delle nostre storie per la bibbia della grafica Communication Arts.

Tornando a SL.  C'è stata invece una "bolla mediatica". Un po' come quei tormentoni di invenzione giornalistica. Ma questo genere di bolle per fortuna sono prive di conseguenze rilevanti.

TDB: Perché i social network stanno crescendo così in fretta? Può dipendere dalla immediatezza di utilizzo? Dallo sviluppo di dispositivi mobili sempre meno costosi che permettono di essere sempre connessi?
Leandro Agrò: Hai senz'altro centrato alcuni dei fattori più significativi. Anche se  - in verità  - iPhone o Gphone - senza reali flat per la banda - costano ancora parecchio. 
Sul fronte immediatezza d'uso, una bassa curva di adozione è uno dei principali step per la diffusione e l'adozione di una tecnologia. E l'adozione - si sa - è l'unico darwinistico principio per la sopravvivenza e l'evoluzione delle tecnologie. Al contempo... 
Si potrebbe semplicemente dire che Internet è sempre stata una rete di persone (e non di computer) e che adesso - finalmente - queste persone hanno davvero gli strumenti per stare in collegamento tra loro. Siamo una unica società diffusa, al momento, su un singolo piccolo pianeta.

TDB: Quale applicazione (per iPhone o altro) che vorresti o ti piacerebbe utilizzare non è ancora stata ideata/realizzata?
Leandro Agrò: Se avessi adeguato tempo e denaro svilupperei qualcosa in ambito augmented reality in ambito... beh... facciamo così: SE avessi in mente una applicazione ancora NON realizzata, mi guarderei bene dal raccontarla pubblicamente, mentre preferirei nutrirla, accrescerla, condividerla con i talenti dei soliti amici.

TDB: Oggi la tua vita professionale si divide tra Italia e Stati Uniti: pregi e difetti del lavoro di qua e di là dell'Atlantico.
Leandro Agrò: Aldilà dei metodi per il lavoro a distanza per cui siamo finiti persino su un articolo prossimamente su Glamour... Al momento, e non solo per mia scelta, io mi sento ancora un apprendista di questo modello transoceanico. La fase in mezzo tra essere un turista della Silicon Valley e farne parte veramente è intrisa di difficoltà pratiche, burocratiche, economiche e fiscali.
 Certo, dopo il vero "decollo", una vita a metà tra USA e Italia può essere anche molto premiante, ma prima di arrivarci - sarà cool, ma è anche doppiamente difficile. Il 17 settembre al Politecnico di Milano c'è un evento che parla proprio di questo "ponte" tra Italia e Silicon Valley. Ci saranno alcuni veri protagonisti di questa nuova fase, mentre io terrò uno speech assolutamente non tecnologico dal titolo "California: Miti da Sfatare".

Per seguire Leandro Agrò:

http://www.leeander.com
http:://twitter.com/leeander

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