Navigare on-line e gestire la posta elettronica utilizzando uno smart phone non è certo una novità. Prodotti storici come i primi Treo, il SonyEricsson P800 o la serie Nokia Communicator offrivano ampie possibilità di connessione ma rimasero prodotti di nicchia, riservati agli early adopter delle tecnologie mobili. Poi venne BlackBerry e portò la gestione dell’email a un nuovo livello di fruibilità grazie alla tecnologia push, molto apprezzata dai manager.
Tutto ciò rimase comunque riservato a un pubblico ristretto, con passione per la tecnologia e una buona disponibilità economica (viste le tariffe non propriamente popolari praticate dai gestori italiani, gravate, per giunta, da anacronistici balzelli nel caso dei contratti con abbonamento).
Poi, negli Stati Uniti, arrivò l’iPhone prima generazione con politiche di abbonamento non sempre apprezzate ma con un indubbio pregio: includere il traffico dati come elemento portante della strategia di promozione. Il telefono diventò così parte integrante di un ecosistema tecnologico che rende l’accesso ai dati indipendente dallo strumento utilizzato.
Questo ha spinto un paese non particolarmente avanzato sotto il profilo della telefonia cellulare verso un nuovo livello di fruizione del Web on the road. Tutte le analisi del traffico Internet concordano nell’individuare gli utenti iPhone come grandi generatori di traffico dati.
Perché è accaduto questo fenomeno?
Se si vogliono cercare motivazioni culturali profonde è davvero interessante rileggere cosa scriveva sulle smart mobs Howard Rheingold nel suo libro omonimo del 2002. In quel testo, fondamentale per comprendere le dinamiche innescate dalla possibilità di essere always connected, il termine smart mobs veniva declinato con la doppia accezione di dispositivi mobili intelligenti e di folla intelligente.
La costante reperibilità individuale e la disponibilità di informazioni condivise on-line sta cambiando profondamente le abitudini di molte persone, favorendo una dematerializzazione dei rapporti sociali unita a una loro fluidificazione che si manifesta con l’estrema rapidità con cui si fissano e poi si modificano appuntamenti di ogni genere. Rheingold, studiando soprattutto i digital native di paesi come il Giappone e la Finlandia, già nel 2002, aveva ben identificato forme di comportamento sociale diverse da quelle tradizionali. La disponibilità di connessioni dati flat, insieme alla tecnologia i-mode, aveva consentito ai giapponesi di adottare il telefono cellulare come strumento preferenziale di intrattenimento durante i lunghi spostamenti quotidiani ma anche come connettore fra persone che assimilavano la vicinanza digitale di un amico a un buon surrogato della sua presenza fisica.
Tutto ciò si colloca in un contesto dove il concetto di Web 2.0, il Web fatto dalle relazioni fra le persone, è ormai ampiamente consolidato. Appare quindi un’evoluzione spontanea l’integrazione delle relazioni digitali con le connessioni mobili. Fra le prime applicazioni sviluppate per iPhone vi sono proprio quelle dedicate al social networking. Facebook, per esempio, ha sviluppato un’applicazione con tutte le funzioni essenziali per un utilizzo rapido di questo efficace strumento di socializzazione. Accanto a ciò non mancano importanti integrazioni che sfruttano una delle peculiarità più interessanti della mobile interaction: la geolocalizzazione. Attraverso CenceMe è possibile associare al proprio account un geotag che consente di visualizzare la propria posizione su Google Maps. In questo modo, chi fa parte di un network relazionale può conoscere la posizione geografica di tutti gli amici che dispongono di uno strumento dotato di GPS come l’iPhone (e che hanno abilitato questa funzione).
Siamo in una fase in cui i trend tecnologici legati ai dispositivi digitali portatili si evolvono in direzioni eterogenee ma accomunate dalla connettività. Che sia locale, come il Bluetooth e il Wi-Fi, o globale, come la rete cellulare, è certo che il calo dei costi di connessione e la diffusione di strumenti multifunzione come l’iPhone contribuiranno fortemente a mutare le nostre abitudini quotidiane sino a rendere la Rete una naturale estensione cognitiva e relazionale. Siamo in una fase storica dove il mondo digitale sta veramente aprendo scenari impensabili anche solo pochi anni fa. Questo, comprensibilmente, può anche spaventare e portare molte domande. Il trend però è chiaro e serve un approccio pragmatico, che consenta di cogliere le nuove opportunità evitando di cadere in una sorta di rincorsa all’ultimo gadget che non offre alcun valore aggiunto.