Nato a Cipro nel 1946 e australiano d’adozione, Stelios Arcadiou, conosciuto come Stelarc, è un artistica di performances supportate da sistemi interattivi robotici.
Terminati gli studi universitari di Arte e Tecnologia a Melbourne, si trasferisce in Giappone, dove insegna arte e tecnolgia a Yokohama.
In Giappone, trova il contesto tecnologico più adatto per iniziare il suo percorso artistico e di ricerca.
Attraverso la tecnologia, arriva alla costruzione di un “Corpo postumano”, il “Cybercorpo”, che si potenzia liberandosi dalla fatica dell’invecchiamento, e attraverso alcune protesi e innesti tecnologici, può sopravvivere in una realtà che sta evolvendo velocemente, estendendo la sua consapevolezza del mondo.
“... Il corpo perfetto e assoluto non mi interessa: ciò che mi interessa è seguire una strategia dalle molteplici possibilità. Il corpo postumano è quello che diventa l’ospite di nanotecnologie, che lo migliorano nella sua funzionalità. Il corpo postumano si estende ad una entità robotica, si connette con la realtà virtuale e si rapporta ad una intelligenza esterna, artificiale e quindi si potenzia. Il corpo postumano non è il regno del cyborg, non è appesantito da tute virtuali, ma è il luogo dove intelligenze autonome si moltiplicano, dove corpi - macchina generano immagini alimentate da informazioni autonome che diventano nuove forme di vita…”
Affascinato da sempre dal concetto di corpo nello spazio, Stelarc, durante le sue prime performances, tra il 1976 e il 1988, sperimenta le “sospensioni” del suo corpo in aria, prima con imbragature e poi con veri uncini conficcati nella pelle, per preparare il corpo stesso al superamento del “limite”.
Con la “Terza Mano”, dal 1980 al 2002, inizia i suoi primi esperimenti di mutazione tecnologica. Il corpo, attraverso un arto artificiale applicato al braccio con una serie di sensori, si potenzia nello scrivere. La protesi, viene definita da Stelarc, non come un segno di mancanza, ma un sintomo di eccesso, un nuovo complemento del corpo.
Dal 2002 al 2003, con “Muscle Machine”, un robot cinque metri di diametro, un sistema ibrido uomo-macchina, pneumatico, concepito come estensione del corpo, trasforma l’andatura bipede in un movimento a sei zampe da insetto.
Dopo aver costruito una terza mano e un braccio virtuale, venne poi il progetto di costruire un orecchio aggiuntivo. Con “Ear on Arm”, nel 2003, Stelarc si fece applicare nel suo braccio sinistro, un extra orecchio, riprodotto in un bireattore rotante che ha consentito alle cellule umane di crescere in una struttura 3D.
Creare ed installare un orecchio che non solo ascolta, ma trasmette, fu un obiettivo da raggiungere, superando le molte difficoltà e infezioni che lo portarono ad effettuare più interventi chirurgici.
Un microfono in miniatura fu posizionato all'interno dell'orecchio e la voce del chirurgo fu chiaramente sentita e trasmessa in modalità wireless.
L'orecchio come parte di un sistema esteso e distribuito Bluetooth, diventa così un organo internet per il corpo, rendendo accessibile al pubblico un organo acustico per le persone in altri luoghi.
Con “Fractal Flesh, “Ping Body” e “Parasite, ha esplorato, attraverso una serie di sensori applicati sul suo sistema muscolare, le stimolazioni provenienti da internet, attivando movimenti involontari del corpo stesso.
Stelarc, diventato un modello per gli artisti “nativi digitali” è attualmente presidente di Performance Art, School of Art, presso la Brunel University di Uxbridge nel Regno Unito. Le sue opere sono disponibili presso Scott Livesey Galleries di Melbourne, Australia.
“…Per me, la tecnologia espone e svuota il corpo, ma questo vuoto e obsoleto corpo diventa un ospite migliore per le architetture anatomiche alternate che sono una combinazione tra l’uomo, il computer e il sistema virtuale…”