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04/05/2012
Facebook e stampa, il primato italiano a Repubblica e Il Fatto
 Il momento preferito dagli utenti per postare commenti è al pomeriggio, dalle 17 alle 18, la giornata più attiva è il giovedì, quella più scarica la domenica. L'informazione ha ormai fatto capolino sui social network e come si vede, questa nuova opportunità incide nelle abitudini di consumo degli utenti web. Ma quante testate hanno realmente compreso che il consumo di notizie passa anche per gli ambienti sociali della rete? E soprattutto quali, tra queste, hanno messo in piedi strategie vincenti? A queste domande risponde BlogMeter, società di analisi delle conversazioni e delle interazioni in rete tra aziende e utenti, attraverso il primo rapporto sulle performance dei giornali cartacei su Facebook. Delle 161 testate considerate dall'indagine, il 63% vanta una pagina su Facebook, un valore ottenuto grazie ai quotidiani (88%), mentre solo la metà dei settimanali (48%) e dei mensili (51%), ha sino ad oggi compiuto questo passo. Attraverso lo strumento proprietario Facebook Social Analytics, BlogMeter ha analizzato tutte le interazioni tra pagine e lettori (oltre 2 milioni) nel periodo che va dal 20 marzo al 18 aprile scorso.
Per quanto riguarda i quotidiani La Repubblica e Il Fatto Quotidiano sono i leader per numero di fan e capacità di "engagement" ossia coinvolgimento dei lettori in termini di like, commenti, condivisioni, post spontanei. La Repubblica vanta sia il post con più like nel periodo considerato (il link al video di Benigni da Fazio, 2.283 like) che il post più condiviso (la notizia della morte di Bovolenta, 1.427 condivisioni). Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport si collocano tra i "fan collector" perchè hanno molti fan, ma poco reattivi. All'opposto Leggo che ha molti meno fan, ma molto partecipi (167 reazioni per ogni 100 fan e 306 interazioni per ogni notizia pubblicata). Infine ci sono i "ritardatari", coloro i quali hanno pochi fan e non riescono neanche a coinvolgerli adeguatamente. ma anche minore engagement totale. La maggior parte dei quotidiani analizzati rientra in questa categoria a dimostrazione che esistono ancora abbondanti margini di crescita.

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